poesia - Caterina Caldora ... momenti di poetica speranza

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poesia

Ai confini del mondo

Ma esistono "confini"?
L'anima non ne conosce.
Solo gli occhi, presuntuosi
osservatori del "Nulla",
ne scrutano i misteri.
Solo la mente scandaglia
l'esiziale Inizio-Fine.
L'anima va "oltre".
Ricerca il bello, la luce
e l'azzurra serenità
tra i volti del passato.
"Oltre" può dimenticare
le lacrime versate
ed immergere L'Entità
nella sicura culla
dell'immutabile PISTIS.


"Ai confini del mondo"
pastello - 70*50 - (2010)

DONNA

Io, donna,
con l'amore sulle mani
protese,
con il dolore nel cuore
racchiuso,
col sorriso sempre pronto
in dono;
io, donna,
spesso maltrattata, offesa
nell'onore
e ricattata, sfruttata
per denaro,
spesso stuprata e morta
nell'anima;
io, donna,
chiedo giustizia, rispetto
e amore.
(da "pensieri alla deriva" ed. Itinerari Lanciano (CH))
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Attesa

Lontano
un tuono si perde
nel fumo d’un camino
che profuma di ginepro.
Ormai l’invemo sosta
nella quiete delle cose,
nelle foglie disciolte
dall’ultimo abbraccio
dei rami.
Posano sulla via
in attesa del vento.
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Come il vento

Come scorre il Tempo!
Si porta via ore, giorni
inverni e primavere.
E' come il vento:
arriva e porta via
rondini e foglie morte
che ruba ai rami stanchi.
Stanchi come me.
Così è la vita:
passa, strappa i sogni
e li abbandona al Caso
che a lungo li strapazza
e poi li cede al Nulla.
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Come Trilussa

A ‘sto monno
stanno bene er ‘più’,
i ‘palloncini’,
sarebbe a dì queli
che stanno sempre a galla.
Ei ...’meno’?
Queli che correno
e che so’ pronti
sempre a dà’ na mano,
ma che per sé
nun 1a troveno mai?
Perché ... so’ forti,
nun cianno bisogno.
Ponno crepà da soli.
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La forza della vita

Tra i fiori ormai ‘spenti’
disposti in un vaso
nella dimora eterna
d’una persona cara,
quatto quatto un passerotto
ha pensato bene
di mettere su ‘casa’.
Ed ora c’è un bel nido:
tre capini spiumati
coi beccucci spalancati.
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Luce

Un diluvio di sole
si riversa sul mare,
l’accende e si spande.
Con l’onda leggera
giunge fino a riva,
illumina i pruni.
Alta nel cielo, la luna
in fragile nube
rosata dispare.
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Il vecchio mulino

La porta sgangherata
Tra i rovi interrata;
Serrate le imposte,
Senza alcun riflesso
Nella tristezza nuda
Del rigido inverno.
D’erbe selvagge irto
Il piccolo giardino.
Intorno la pianura
Con i suoi alberi
Discinti e straziati;
Sotto il cielo grigio
Tendono al par di prece
Le disperate braccia
A nuvole fuggenti.
Nell’aria trascina
Il vento di foglie
Secche tragica ridda.
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Non so ...

Nel crepuscolo a fatica
La mia barca punta al molo.
Lascia un cielo di corallo
E l’attende la risacca.
Ebbe mai nocchiero accorto
A guidarla tra gli scogli!
Le fiancate son dolenti
E la vela è sbrindellata,
Ma dei sogni la zavorra
Non so proprio inabissare.
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Ora là …

Qui l’onda
Dolcemente mormora.
Gabbiani sul mare…
Mestizia
D’un altro dì che muore.
Ora là,
Dove riposa il cuore,
L’ombra degli ulivi
Avanza
Qual misteriosa zampa.
Sul prato
Folletti di luce
Disegna la luna …
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Dopo la pioggia

Erra il mio sguardo,
Distratto vagabondo:
Vive il pensiero altrove.
S’agita una fronda,
Qualche foglia vola.
Specchi s’accendono
Sui fili d’erba.
La tela d’un ragno,
Con le sue lacrime
Dell’ultima pioggia,
Dondola nell’aria.
Un raggio illumina
L’ala serica
Che fu d’una farfalla …
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Piove

Come dolcemente piove!
Tante infinite gocce,
Che han zittito i nidi,
Sui vetri scorrono;
Una scia sottile,
In rilievo, lasciano.
È il pianto sereno
D’un cielo luminoso,
Che imperla le rose
E lava tetti e fronde.
Come dolcemente piove!
Penetra nell’anima
Una tristezza vaga,
Nostalgìa struggente
De’ passi perduti
Su sentieri scoscesi,
Un dolce rimpianto
Ammantato di pena
Dei visi smarriti
Nelle spire del tempo.
Come dolcemente piove!...
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Mattino

Pallido chiarore
Di luna che tramonta
Nell’algido mattino.
Tetti e campanili
Stagliati contro il cielo
D’azzurra porcellana.
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Il vento

Si risveglia all’improvviso
E giocando con le nubi
Origàmi di sogno
Ritaglia sulla luna.
Sul prato, come un singulto
Lungo, scivola e sospira
L’erba in un lago d’argento.
O imperversa da corsaro:
Tra i rovi grigiastri fruga,
Tra i muri sbrecciati piange.
Vibrare fa il ginepro,
Il pino e, laggiù, gli ulivi.
Ai rami nudi contesta
La diaspora di foglie.
Ora grida come umano,
Or singhiozza come madre;
Oppur nenia lenta suona,
Accorata, senza fine …
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Smarrimento

Affonda nel buio
Len-ta-men-te
L’inutile vissuto.
L’essere stato usato
Nel vuoto trascina
L’Entità profonda.
L’angoscia striscia
E s’accende.
Mani senza dita,
Occhi senza sguardo,
Cuore senza sangue …
È devastante
Non ‘sentirsi’esistere.
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Insonnia

Le stelle ammiccano
Nel palpito eterno.
Percorsi di luce
Disegnano in cielo.
Ubriaca di sogni,
La notte languida
Sul prato riposa.
La pallida luna
Tra i rami s’insinua
Con dita d’argento …
Nel silenzio è voce
Dell’ore il rintocco …
Le stelle muoiono
Ad una ad una …
L’aurora s’annuncia:
Tra sparsi vapori,
Un lago di brace
S’accende ad Oriente.
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Una foglia

Guardo una foglia
Che vola nell’aria.
Corre e ritorna
In balìa del vento,
Senza Potere.
Strappata al suo ramo,
Spinta lontano,
Fors’anche felice
D’esser leggera …
Povera foglia!
Non sa che l’attende …
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**Non è …

Non è nostalgìa
Quella che ti prende
Ad un tratto e indieÈtro
Ti porta nel tempo.
E’ malinconia.
E’ un dolce struggimento.
Senti che la cenere
Fra le dita stanche
Non puoi trattenere.
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Notturno

Notte senza vento,
Luna di madreperla
Tra fiamme di stelle.
Notte senza voci
Lasciate nel passato,
Incanto spezzato.
Solo la fontana
L’eterna sua canzone
Chioccola nel buio.
E noi, perduti
Nel ritmo incostante
D’una foglia preda
Del vento …
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Alba sul molo

Rosea l’alba tutto in un velo
Avvolse e si vestì di sole
Il mare, la pineta, il cielo.
La brina gelida, sottile,
Svaporò nell’aria leggera.
La vita riprese sul molo.
Un richiamo si levò, eguale,
Sonnolento, sull’onda breve.
Uno sciacquìo civettuolo
Giocò fra scogli, anfratti e cale
E fu nel giorno ancor più lieve.
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Avrei voluto …

Avrei voluto un cuore pieno
D’arcobaleni;
Avrei voluto occhi colmi
Di cieli azzurri
E nei capelli tutti i canti
Persi dal vento.
Avrei voluto mani forti
Per afferrare
I sogni e non lasciarli andare
Lontano da me …
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Tramonto

Il sole
Langue di malinconia:
È la mia malinconia.
S’inazzurra l’oltremare.
L’onda narra di magìe
Allo stupore rotondo
Di sparse conchiglie.

Natale

Malinconia
di queste dolci ore
sospese nel tempo.
Presepe luminoso
d'angeli, pastori
dall'aria trasognata.
E l'abete 'vestito'
d'argento e d'oro
e luci e luci ancora.
E l'incanto di quei giorni ...
quei fiocchi candidi
sui tetti e la campagna ...
Profumo di vaniglia
e saltelli di bambini.
E quei baffi grigi
sul calore del sorriso.
Un severo: "Non sporcate!"
E poi l'Ombra della morte
e la certezza dell'Addio ...
Or è un 'altro' Natale.
Voglia di riso e pianto.
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Vigilia nel borgo

E' sera: cinge la torre
una corona d'ali.
Echeggiano le campane:
domani è festa grande.
E' primavera. Lucciole
a breve appariranno
tra gli ulivi e il biancospino.
Qualche luce s'accende
nelle case. Un bimbo piange:
e' stanco, vuol dormire.
S'attardano i 'grandi',
bizzosi e insofferenti,
sulla strada a questionare
nella pace della sera.
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Passaggio

Dell’inverno il profumo
Bagna la terra e l’aria
Ancor d’autunno intrise.
Muovono a grandi stormi
L’ultime ali in cielo.
Sospira piano il vento
E dolcemente spoglia,
Quasi mano d’amante,
Di rugginose foglie
La maestà del noce.
Un accenno di brina
Già gli stecchi ingioiella
Tra bagliori d’argento
Che una nuvola perde.
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Abbandono

I mattoni istoriati
Da un tralcio ancora spoglio
Che le radici affonda
Nell’erba tenera
Cresciuta intorno.
Il casolare, muto
Rimane nell’incanto
Dorato del tramonto
Che inonda la campagna.
Occhi chiusi, le finestre
Respingono ogni luce;
Stanze nell’oblìo
Di voci ormai perdute.
Passa di sera il vento
Ma più non incontra
Il fumo del camino;
Nessuna ninna-nanna
Sospira nella notte.
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L’ultima danza

L’autunno piange
Tutte le sue foglie
Ora rosse, ora gialle
Abbandonano i rami.
Nell’aria volteggiano
Nell’ultima danza
Ritmata dal vento.
Quasi stormo al ripasso,
S’innalzano a frotte
Dall’umida terra,
O corrono a rivoli
E vanno, dubbiose,
Ad unirsi in un fiume
Che, d’ocra e di fiamma,
Scorre, curva, piega
E poi si disperde.
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Palme

Come ali
Di rondine smarrita
Tremano delle palme
Le disciolte dita.
S’adombra il sole
In nuvola leggera,
Mentre la brezza corre
Dalla montagna al mare.
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L’ulivo

Come piange
L’ulivo abbandonato
Co’suoi rami stanchi
Scesi fino a terra!
Tenero l’abbraccia
Il vilucchio che il campo
Tutto ammanta
Di campanule rosate.
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Incanto

Il tonfo alla risacca
Cattura i miei pensieri.
In te mi perdo, mare,
Stregata dal tuo gioco.
S’illumina la sabbia
Intrisa del tuo pianto.
La pioggia di cristalli
Carezza la scogliera.
L’acqua i passi cancellò
Di noi che fummo un giorno…
Dimentica del tempo,
Mi sciolgo nel tuo immenso.
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Tempi

È tempo d’acacie,
Fiore succulento
Che d’avorio antico
Tinge le contrade.
Muoiono i sentieri
Tra il pungente rovo
E i canuti raggi
Del biancospino in fiore.
Al tiepido azzurro
Protende il sambuco
La stellata chiazza.
Sulle alture intorno
Il pensiero inquieta
Delle annose querce
La segreta macchia.
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Novembre


Negli occhi grigi
Del primo mattino
La notte incerta
Piano s’allontana.
Traspare ancora
La luna nell’aria.
Scintilla l’erba
Tra la fredda brina
Baciata dal miele
Del sole bambino.
Il sangue bruno
Di polpose bacche
Timido occhieggia
Nel verde del rovo.
I campi d’ocra,
Corrugati e spogli,
Sognano l’oro
Di spighe e covoni.
Muoiono i sentieri
Sotto un tappeto
Di ruggine vizza.
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Monella

Una foglia,
Monella vagabonda,
Cavalca il vento.
Trottola leggiadra,
Gira e poi rigira,
M’accarezza e mi sfugge.
Saltellando corre avanti,
Poi si ferma
Ad aspettar la spinta.
Piroetta civettuola,
Languida s’adagia,
Scivola sull’erba.
Sembra quasi stanca,
Ma già riprende il volo.
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C’era una volta …

Aprivano gli aratri
Dei campi il cuore antico.
Gli ordinati filari,
Archi di trina verde
Di pampini e racèmi,
S’allungavano pigri.
Sui colli s’innalzava
La preghiera degli ulivi:
Occhieggiavano d’argento
Al soffio del mattino.
Il grano, costellato
Dal fuoco dei papaveri,
Danzando si donava
Al bacio dell’azzurro.
E fluivano i canti
Dalle labbra riarse …
Dio!... Com’erano dolci
E tristi di fatica!
E odorava di fieno
E di tiglio l’aria intorno.
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Il Lago

Come lente
D’un sogno colorato,
Rispecchia il cielo
E di rami s’adombra.
Un cigno scivola
Sull’acqua e dispare
Nel ciuffo d’erba
D’un argine strappato.
I pioppi
Trattengono ancora
L’oro pallido
Dell’ultime foglie.
Qualcuna più stanca
Dal ramo si stacca,
Esita e poi morbida
Veleggia nell’aria.
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E noi …

E noi … Si andava
Tra il profumo dolce delle acacie
Per sentieri antichi;
E si sognava
Con l’azzurro tenero negli occhi
Nuovi dell’adolescenza.
E si snodava
Anche il tempo con le nostre vite,
Fra le more asprigne
E i canti lieti,
Che le risate d’acqua sorgiva
Tingevan d’arcobaleno.
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Consuntivo

Tra le dita solo polvere
Mi trovo.
A che il passato rimpiangere
Dovrei?
Gli anni, ceri spenti ancor prima
D’essere
Accesi, immersi son nel NULLA,
coscienza
dell’INUTILITA’.
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Canzone

La mia canzone
Si è perduta nel vento,
Si è dissolta
Come nebbia nel sole.
La mia canzone
È una lucciola d’oro
Imprigionata
Fra due piccole mani.
È una lucciola
Che ormai più non s’accende;
È solo un sogno
Di lacrime e stelle.
SÌ, MA…
Ma io tornerò
Nella penombra delle stanze,
Tornerò là dove il mio cuore
Ha lasciato una parte di sé.
Vagherò fra gli ulivi e le rose,
Sfiorerò l’alloro e il gelsomino,
La magnolia e gli aghi del mio pino.
Sì, io tornerò.
E, quando a sera la campana
Si scioglierà nell’aria limpida
E i rintocchi s’incroceranno
Con il volo delle rondini,
Io sarò nel profumo del tiglio
E nello stormire delle foglie.
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Mondo lontano

Nel mese di Maggio, a sera,
Lenta l’Ave Maria suonava.
L’eco del lungo acciottolìo,
Da contrade dall’ombra invase,
Cantava cupo per le vie
Del piccolissimo paese.
Da le finestre rumorose
Sortiva odore di cucina;
Sui balconi gerani rosa,
In piazza grida di bambini …
Il sonno sulle ciglia.
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Immagini

Gli anni,
Stagioni di fiori vermigli,
Sono appassiti
Sulla bara del tempo.
Gli addii
Severi custodi, tengono
Le soglie cupe
Di paradisi perduti.
Rivive,
Di non so più quanto lontane
Primavere, un mondo
Di scolorite immagini.
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A sera

A SERA
Un male sottile e insistente
Ti prende
Di quello che avresti voluto,
Di quanto avresti potuto
Nel corso del giorno.

A SERA
Un male sottile e insistente
Ti prende, ti prende …

LA FLÛTE DE PAN - El condor pasa
 
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